botivieraberan.jpg (1947 byte) BALNEA.museum: Museo Virtuale della Civiltà Balneare
Vintage Riviera:
Storia per immagini della Riviera Adriatica di Romagna
Poster Gallery
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I manifesti riprodotti sono conservati in raccolte pubbliche e private, tra cui:

  • Milano, Civica raccolta stampe Bertarelli.
  • Treviso, Museo Civico, Raccolta Salce
  • Parigi, Museo della Pubblicità
  • Rimini, Biblioteca Gambalunghiana
  • Rimini, Archivi Ferruccio Farina

Testi e immagini sono stati tratti liberamente da:

F. Farina, L'estate della Grafica, manifesti e pubblicità della Riviera di Romagna 1893 - 1943, Milano, Silvana editoriale, 1988
F. Farina, Le Sirene dell'Adriatico, riti e miti balneari nei manifesti pubblicitari, Milano, Federico Motta, 1995.

 

 

PREMESSA

Per dirla con Jean Michel Folon, una bella affiche, creata per parlare all'istante e per un istante, riesce spesso a penetrare in maniera indelebile nella memoria della gente. Sa crere suggestioni, alimentare desideri e sogni, determinare scelte e comportamenti.

Dalla metà dell'Ottocento, tra i sogni della gente, una bella  vacanza al mare ha sempre occupato un posto importante.
Ed anche la Riviera romagnola ha avuto le sue "Sirene di carta" che che dai muri delle strade hanno affascinato ed informato intere generazioni di passanti frettolosi convincendoli ad affollare le spiagge di Rimini,  Riccione, Cattolica, Cervia o Cesenatico.

I vecchi gloriosi manifesti del tempo che fu, sono quindi da annoverare tra i protagonisti del successo e della fama raggiunti in meno di cent'anni.

Protagonisti spregiudicati, Come in ogni forma di pubblicità visiva, anche in quella delle spiagge e delle marine, il soggetto più usato è quello femminile. Ma mentre nella pubblicità in genere, per attirare il passante e convincerlo della bontà di un liquore o di un lucido da scarpe, era necessario mascherare seni e glutei con coperture allegoriche o mitologiche, nelle proposizioni balneari le fattezze femminili diventavano la naturale referenza del prodotto da pubblicizzare.
Al mare, avvertivano manifesti e locandine, sotto i raggi del sole, sulla spiaggia morbida, potrete trovare bagnanti sorridenti e graziose che possono mostrare, senza offendere il comune senso del pudore, braccia, gambe e linee sinuose. Spiaggia e bagni: oasi di piacere, di salute e di libertà. Ove la morale ed il costume avrebbero allentato volentieri le loro regole per concedere svago e piacere a quei tanti borghesi che trascorrevano le lunghe ore invernali dedicate al lavoro inseguendo proprio il sogno di una vacanza che li liberasse delle quotidiane convenzioni.

Un'altra costante nella propaganda balneare è la descrizione, più o meno velata, più o meno implicita del mare, della spiaggia, del panorama. Del patrimonio naturale, insomma. Nonostante i tentativi di esaltare le prerogative particolari dei luoghi - i monumenti di Rimini antica, le acque di Viserba, le vele di Cattolica o la pineta di Cervia - , ciò che emerge dalle proposizioni delle singole località riporta sempre, anche solo con semplici citazioni, all'immagine di zone franche tra terra e mare, di strane città dove l’imperativo che sembra regnare è quello del piacere e del divertimento. Di spiagge, di territori che permettono di liberare il corpo e la mente dalle convenzioni. Con estrema facilità e naturalezza.

L’analisi, anche sommaria, della struttura dei manifesti proposti nel nostro repertorio, richiederebbe da sola una trattazione specifica. I temi che si susseguono abbracciano tutto ciò che l’immaginario può percepire come attraente: ed è l’offerta dell’emozione, del mito, del passato, della cultura e dell’arte, della natura. Del clima, del ludus, della qualità della vita, della tranquillità, della scoperta, o della riscoperta, del corpo, della salute. Del piacere di vivere insieme agli altri fuori dalle convenzioni del lavoro. Dell’originalità e della convenienza.

Se il turismo in genere, è evasione, la vacanza marina è liberazione. Una liberazione che inzia con l’atto materiale dello spogliarsi dei vestiti, per terminare con quell’identificazione in un "otium" che si può raggiungere, e facilmente, con la discesa in acqua per un bagno, o con la totale immobilità per l’offerta del corpo ai raggi del sole. O con i giochi più o meno innocenti sulla riva, o ammirando un panorama. Oppure ascoltando la musica al chiaro di luna. A seconda della cultura e della sensibilità del momento e le possibilità di offerta del luogo.