L'INVENZIONE DELLA SPIAGGIA: IL PRIMATO INIZIALE DELL'ARISTOCRAZIA
di Alain Corbin

Testi tratti da Lido e Lidi, società, moda, architettura e cultura balneare tra passato e futuro, Venezia, Marsilio editori, 1989, catalogo della mostra a cura di G. Triani.

Il significato e le modalità sociali della diffusione della villeggiatura marina costituiscono un insieme di comportamenti circoscritti inizialmente entro le sfere concentriche costituite dalla famiglia reale, l'alta nobiltà, i begl'ingegni o le personalità alla moda e la gentry. Se alcuni rappresentanti del clero non disdegnano il soggiorno in riva al mare, non mancano tuttavia di criticare l'indirizzo che vi assumono i rapporti sociali. Quando la borghesia, industriali o commercianti, comincia a frequentare le stazioni balneari, ciò avviene in funzione di altri ritmi e di altri costumi, indipendentemente dal suo desiderio di imitazione. E’ opportuno sottolineare questo primato iniziale dell’aristocrazia, tanto è diventato comune, tra i sociologi europei, analizzare il rituale della villeggiatura balneare come una replica del modello aristocratico del castello, ideata da una borghesia desiderosa di rafforzare la legittimità del proprio potere avvalendosi di uno scenario inedito. Tesi erronea che, in modo quanto mai palese, subisce l'influenza dei tardivi splendori di Ostenda e di Deauville, o addirittura quella del Cabourg proustiano. In Inghilterra, in Francia, e talvolta sulle rive del Baltico, l'alta aristocrazia detta le regole del gioco; molto spesso sono le stesse famiglie reali a decidere la creazione o il successo delle stazioni balneari; sono loro che, in ogni caso, ne lanciano la voga.

Questo processo si colloca d'altronde sulla stessa linea di quello che aveva fatto la fortuna della spas. Granville sottolinea che nel 1733 l'elenco dei villeggianti di Scarborough si leggeva come il Gotha; tuttavia conosciamo il ruolo di transizione svolto da questa località. Più di un secolo dopo (1841) Scarborough, il cui pubblico si è democratizzato, continua a essere frequentata dalla gente bene; durante la stagione vi si pubblica ancora una gazzetta che ha la pretesa di dettar moda e che diffonde l'elenco dei nuovi arrivati nella stazione.

Il caso di Weymouth è più significativo, benché questa spiaggia sia situata a centotrenta miles da Londra. Nel 1780 il duca di Gloucester, fratello del re, vi trascorre l'inverno; vi costruirà Gloucester Lodge, destinata a divenire residenza reale. Il re Giorgio III, per motivi di salute, vi si reca infatti a passare le acque; nel 1789 il suo primo bagno nel mare fornisce l'occasione per una commovente cerimonia acquatica. Da allora il sovrano villeggia regolarmente a Weymouth.

Un esame della cronaca sul "Gentleman's Magazine" ci rivela l’impiego del tempo libero della famiglia reale tra il 25 luglio e il 14 agosto 1789, data della sua partenza per un soggiorno piuttosto lungo a Plymouth, allo scopo di visitare la città, il porto, la cittadella e di passare in rivista la flotta. Quell’anno, dunque, la coppia reale, le principesse e il duca di Gloucester, arrivato in un secondo tempo, soggiornano a Weymouth. Ogni loro gesto, anche il più insignificante, viene diffuso dalla stampa. Pitt e i ministri che compongono il consiglio privato si trovano h quando gli affari di stato lo esigono, ma non partecipano alla vita della famiglia reale.

In primo luogo colpisce l'importanza dell’imbarcazione reale e l'attrazione esercitata sugli ospiti di Gloucester Lodge dalla vita di bordo. E’ da quasi mezzo secolo, a dir il vero, che l'alta aristocrazia gode i piaceri dello yachting. Durante i venti giorni del loro soggiorno, i membri della famiglia reale prendono un tè sul Magnificent, effettuano tre gite a bordo del Southampton, senza contare una escursione di maggior durata in direzione dei castelli nelle vicinanze. In compenso, partecipano a un solo select party at home, in occasione del compleanno della principessa Amelia. Viene loro offerta, tuttavia, una vasta gamma di distrazioni d'altro tipo. Giorgio III fa due volte il bagno in mare, in compagnia delle principesse o della regina, e, dopo il primo bagno, assapora una boccata d'aria mattutina. Per due volte la famiglia reale si dedica, sull’Esplanade e sulla New-Terrace che si estendono davanti a Gloucester Lodge, ad una passeggiata vespertina che si prolunga fino alle ventuno. A ciò si aggiungono le lunghe passeggiate del re, a cavallo o in carrozza, lungo la spiaggia o nelle campagne circostanti le principesse, da parte loro, visitano i negozi di Weymouth.

Mentre Luigi XVI affronta la rivoluzione parigina e subisce l’abolizione dei propri privilegi in una Versailles in tumulto, che non ha più tempo di dedicarsi alle pastorellerie, il re d'Inghilterra e la sua famiglia, lontani dai fasti della corte, gustano, in questa estate del 1789, i piaceri naturali resi semplici dalla presenza o dalla vicinanza del mare e del popolo. Le esigenze terapeutiche che incombono su di un re debilitato ma ancora in grado di sostenere il proprio ruolo non bastano a spiegare la diversità di atteggiamento. Esiste un notevole divario non solo tra il regime e la cultura politica delle due nazioni, ma anche tra i due modi aristocratici di apprezzare la natura e i suoi piaceri.

L'importanza della presenza reale, si fa sentire in modo ancor più evidente sul destino di Brighton, situata a minor distanza da Londra rispetto a Weymouth. Durante la Reggenza, così come sotto i regni di Giorgio IV e di Guglielmo IV, la stazione balneare è considerata la seconda capitale. Nel 1756 il duca di Gloucester vi effettua un breve soggiorno; l'anno successivo è la volta del duca di York, un altro fratello del re. A partire dal 1771 il fratello minore, il duca di Cumberland, frequenta assiduamente la località nella quale la principessa Amelia, zia del re, soggiorna a sua volta nel 1782. E’ facile quindi comprendere perché numerosi membri dell’aristocrazia si siano affrettati ad affittare una casa nelle vicinanze dello Steyne. Nel settembre 1783 il principe di Galles, in disaccordo con Giorgio III, giunge a Brighton per far visita allo zio, il duca di Cumberland; va a cavallo tra le dune, gioca a cricket; vi ritorna nel 1787 e fa un bagno di mare. I medici ritengono che ciò potrebbe contribuire alla guarigione del gozzo da cui è afflitto. Il principe rimarrà pertanto fedele a Brighton: vi soggiornerà per quarantaquattro anni consecutivi, installato n Marine Pavillon, prima configurazione - più di Gloucester Lodge - del Marine Palace. La presenza assidua del principe, del Reggente, in seguito del re, trasformerà una stazione termale in un luogo di villeggiatura e di piaceri il cui carattere libero e spensierato contrasterà a lungo con lo stile un po' compassato di Windsor. In breve, per la prima volta si verifica il passaggio dal terapeutico all’edonistico, che caratterizzerà, nel corso del XIX secolo, tutte le grandi stazioni climatiche europee.

Sino alla fine del proprio regno, nel 1837, Guglielmo IV soggiorna a sua volta a Brighton in inverno, in compagnia della regina Adelaide. Vittoria, invece, trova ben presto la località troppo rumorosa e la folla che la invade troppo stancante; la regina, che detesta l'architettura del Pavillon, non riesce a condurre, in questa cornice, la vita privata che essa sogna, in mezzo a una famiglia che non cessa di espandersi. Il principe Alberto non può quasi più dedicarsi al giardinaggio a Brighton, ed è diventato difficile bagnarsi in mare. Dopo il 1845, pur continuando ad inviare alcuni dei figli sugli scogli di Brighton, la regina vi preferirà Osborne, nell’isola di Wight, mantenendo in tal modo il contrasto con la nuova famiglia reale francese, indifferente al mare e alle sue spiagge. E’ a Brunswick Terrace che Metternich trascorrerà, a partire dal 1848, i momenti più sereni del suo esilio inglese.

Ogni stazione balneare ha bisogno, inizialmente, della presenza di un membro della famiglia reale, se vuole attirare la gente bene. Worthing viene così beneficiata dalla villeggiatura della principessa Amelia (1798); Southend si sviluppa dopo che, nel 1801, la principessa di Galles, Carlotta, viene inviata dai medici a soggiornarvi La visita di Giorgio III lancia Sidmouth (1791). L'isola di Wight si avvantaggia del passaggio di Carlo X in esilio, delle sue tristi passeggiate sulla spiaggia di Cowes e, soprattutto, della presenza della regina Vittoria.

Durante gli anni 1830, la vita sociale di una grande stazione balneare, quale ad esempio Brighton, è totalmente polarizzata dall’aristocrazia. La Garde Chambonas ha descritto con accuratezza l'otium dulce che, in questo ambiente, permette di vincere lo spleen, pur rispettando il faticoso rituale della mondanità. Il gentleman alla moda si occupa anzitutto di equitazione, di caccia, di yachting, di cricket; danza all’Old Ship; si informa dell’ora in cui potrà incontrare i grandi a passeggio sul Chain Pier; è avido di quegli aneddoti, di quelle novità che arricchiranno la sua conversazione. Le signore dedicano il mattino alla lettura, alla musica e al disegno, il pomeriggio alle visite, ai negozi, alle opere di carità, alla passeggiata sulla spiaggia, la sera alla "conversazione" e alla danza.

Avviene lo stesso, in Francia, là dove la villeggiatura marina inizia a prender piede. All’epoca della Restaurazione, la stazione di Dieppe, in stretto rapporto con Brighton, dispone di un lussuoso stabilimento di bagni. Non è più il luogo in cui secondo la tradizione, i parigini vengono a vedere il mare e a mangiare pesce.

E’ divenuta, durante la stagione balneare, una residenza aristocratica. L’ultimo giorno di luglio del 1824 la duchessa di Berry la visita per la prima volta. Sino alla caduta del regime vi farà ritorno ogni anno, tranne che nel 1828. La delfina si sforza di lanciare la moda dei bagni di mare e di conferire un’impronta regale a una stazione balneare che intende trasformare in un simbolo della dinastia borbone. Luigi XVI aveva manifestato un grande interesse nei confronti della marina; le sue visite a Le Havre, i successi riportati in mare contro la flotta inglese, che contrastano con le clamorose sconfitte subite durante le guerre all’epoca della Rivoluzione e dell’Impero, incitano ad esaltare al tempo stesso il mare e la dinastia. La vicinanza del castello di Arques, teatro della più celebre vittoria del primo re borbone, accanto al quale la duchessa di Berry si è fatta costruire un padiglione, rafforza questa volontà di una simbolica promozione di Dieppe. L'aristocrazia della fine della Restaurazione vi si dà appuntamento in estate e si dedica con diletto alla cosiddetta "anglomania".

La duchessa cura attentamente l’immagine del proprio personaggio. Il suo abito da amazzone, la camicetta bianca con il collo stretto da un'alta cravatta di seta nera, il cappello ornato di un velo fluttuante disegnano una silhouette che si staglia nella memoria. A ogni "stagione" la delfina è protagonista di un ingresso principesco nella città. Le luminarie per le vie del centro, i colpi di cannone, le acclamazioni popolari, i versi che celebrano la sua venuta precedono la consegna dei doni, la rappresentazione di una commedia e il ballo in suo onore. Il 3 agosto 1824 Maria Carolina, che ha concesso il proprio patronato allo stabilimento di bagni, è stata condotta al mare e "esposta all’onda" dall’ispettore dei bagni, il dottor Mourgué. Da allora, la duchessa affronta regolarmente le onde. Durante un soggiorno a Boulogne fa il bagno una mattina alle otto, circondata da altre naiadi. Per altro, passeggia lungo il porto, ammira la veduta del mare dalla punta del molo, assiste ai vari delle imbarcazioni compie delle gite, all’uso inglese. La delfina intende rafforzare il legame che unisce la dinastia al popolo, del quale essa apprezza il contatto e l'elemento pittoresco; si mescola alla folla per le strade di Dieppe; al Municipio riceve i doni delle pescivendole del Polet; le capita di partecipare a un salvataggio nel porto, gesto eroico che, l'anno successivo, verrà celebrato al Salon. Con la delfina, insomma, si delinea un modello di comportamento ispirato alla monarchia inglese, che avrebbe potuto modificare l’immagine della dinastia francese se le Trois Glorieuses non avessero deciso altrimenti.

La cittadina, osserva nel suo diario il conte Apponyi, l'ambasciatore austriaco, vive secondo un duplice ritmo. Sino alla metà di luglio, prima dell’arrivo in massa degli aristocratici, è il regno dei medici e dei bagnini. In quel periodo Dieppe è frequentata unicamente da coloro che vengono a cercarvi il riposo e la salute. All’inizio del mese di luglio 1828, il conte Apponyi fa il bagno, gioca al volano, fa uno schizzo del castello d'Arques, va a pesca di sgombri con un amico, gira per il mare. Le figlie di lady Granville disegnano sui loro album; le dame di carità vanno tranquillamente a confortare i loro poveri. La vita sociale si limita a qualche cerchia di giovani signore e ragazze inglesi; ma "niente visite, niente ricevimenti, niente mondanità. Ah! Che riposo delizioso del corpo e della mente".

Dopo la metà di luglio si impone un altro ritmo, cominciano gli arrivi in massa da Parigi e da Brighton. La stampa locale, qui come a Boulogne, pubblica l'elenco dei nuovi arrivati che il conte si premura di riprodurre con grande precisione. Le visite diventano ora inevitabili comprese quelle oltre Manica. Le attività mondane e ludiche si intensificano. I ricevimenti si succedono l'uno all’altro; la duchessa organizza, al castello d'Arques, serate in costume alla moda di Henry IV. In occasione di una di queste feste Rossini, che trascorre due estati a Dieppe, compone alcune cantate. La delfina "riceve" alla sottoprefettura; in città si moltiplicano le "riunioni". Mediocri concerti di dilettanti, balli, fuochi d'artificio cercano di conferire alla cittadina l'apparenza di una località alla moda; ma tutti i testimoni concordano nel sottolineare la povertà di queste attività, paragonate ai fasti di Brighton.

La delfina, come i membri della famiglia reale inglese, possiede un suo yacht; è bianco, il colore della dinastia, profilato d'oro; il salone è oro e cremisi la sala da pranzo tutta bianca. In occasione delle feste l'imbarcazione viene illuminata. I nobili che villeggiano a Dieppe imitano la duchessa, passeggiano per il porto, fanno gite in mare, acquistano quella familiarità con l’elemento liquido che che caratterizza l’aristocrazia inglese. Una sera la principessa di Béthune, Madame de Sainte-Aldegonde e la duchessa di Coigny, sul molo, ricevono nelle proprie mani la cima di ormeggio dell’imbarcazione del conte Apponyi, che esse trascinano sin dentro il porto. La delfina anima con la sua presenza le opere di carità, patrocina le questue nelle chiese, promuove vendite di beneficenza. Tutte le persone alla moda partecipano a scampagnate come quella che si svolge, il 24 luglio 1830, al castello d'Eu.

Ma quattro giorni più tardi lo steamer per Brighton è gremito: Gli inglesi si mettono in salvo precipitosamente; Chateaubriand, giunto da Parigi fa ritorno nella capitale. A Dieppe, tuttavia, si giudica male, a caldo, l'importanza degli eventi di questa fine di luglio; e il conte Apponyi annota nel suo diario, all’indomani delle Trois Glorieuses (30 luglio): "le signore di mia conoscenza stavano facendo il loro bagno di mare".

La rivoluzione del 1830, lungi dal romperla, sottolinea l'associazione simbolica della nobiltà francese e della villeggiatura marittima. E nuovo re trascura Dieppe a favore della sua residenza di Eu, che non è una stazione balneare. La borghesia che il ramo degli Orléans tende a rappresentare frequenta di preferenza le stazioni termali dell’interno del paese. Bisognerà attendere la comparsa di Napoleone III, che già nel 1812, all’età di quattro anni, aveva fatto il bagno a Dieppe in compagnia di sua madre, la regina Ortensia, e quella di Eugenia di Montijo, abituata, in gioventù, alle spiagge basche, perché si possa nuovamente, e con grande ritardo, assistere a un rilancio della villeggiatura marina; quest’ultima poi non si assocerà più a quell’intento simbolico che la duchessa di Berry aveva coltivato in favore della dinastia borbonica.

Tuttavia, dopo il 1830, una piccola frazione della nobiltà legittimista, desiderosa di dimostrare la propria discreta fedeltà a un genere di vita elaborato sotto gli ultimi Borboni e al quale essa aveva preso gusto, ripiega su alcune piccole località costiere. A Luc-sur-Mer, a Courselles, nel 1832 e nel 1833, si svolgono pertanto oscure pratiche nostalgiche che prefigurano un esilio interiore. Loève-Veimars le evoca, l'anno successivo, nella "Revue des deux Morides": "La rivoluzione di luglio aveva appena disperso il cosiddetto bel mondo. Le sventure dell’aristocrazia erano troppo recenti, essa non poteva ancora mostrarsi tra le feste e i piaceri di Bade, di Toepliz e di Spa. La società borghese, che si stava già ergendo con ostentazione sulle rovine dell’altra, aveva invaso in quell’anno i Pirenei, Aix e Plombières; Dieppe evocava ricordi troppo cocenti Ci si era pertanto rifugiati sulla malinconica spiaggia di Luc. Alcune donne che ancora rivelavano con la loro giovinezza, la loro bellezza e il loro spirito i pregi di un gran nome, alcuni grandi nomi considerati il fior fiore del faubourg Saint-Germain, alcuni ministri esautorati [...] si riunivano ogni sera in una misera sala d'albergo. Di mattina li si vedeva partire a piccoli gruppi, i gran signori a piedi e le gran dame a dorso d'asino, e passeggiare tristemente lungo il mare sconfinato, così come passeggiava, dopo la sconfitta, la piccola corte di Giacomo II sulla spiaggia di La Hogue".

Negli stati tedeschi in Olanda e successivamente in Belgio è di solito una società di mercanti, di funzionari o di medici che fonda lo stabilimento dei bagni. Tuttavia i sovrani, despoti illuminati in formato ridotto, vegliano attentamente sul destino delle stazioni balneari incoraggiandone a volte la fondazione o lo sviluppo con una propria sovvenzione. Grazie al contributo del granduca di Mecklembourg-Schwerin il dottor Vogel può aprire a Doberan, nel 1794, il primo stabilimento balneare. Un quarto di secolo più tardi un viaggiatore anonimo si dichiara lusingato di potervi fare il bagno in compagnia dell’erede del sovrano. Nel 1801 la duchessa di Oldenbourg dona una "macchina da bagno" alla stazione balneare apertasi nell’isola di Wangerooge. Nel 1824 il re di Prussia, il quale ,aveva già patrocinato, nel 1820, la costruzione di uno stabilimento balneare a Colberg, designa la direzione dello stabilimento di Swinemunde gli concede un sussidio e contribuisce alle spese di abbellimento del club. Swinemunde organizza inoltre ogni anno una splendida festa in occasione del compleanno del sovrano. Il re di Hannover possiede una residenza nell’isola di Norderney; di ciò si ha conferma nel 1837. Il governatore dell’Islanda frequenta Travemunde. Il revival di Scheveningen dopo il 1818 dipende sostanzialmente dai soggiorni regolari del conte Gisjbert Karel Van Hogendorp, il principale promotore del ritorno della casa di Orange-Nassau sul trono dei Paesi Bassi. A partire dal 1834 il re Leopoldo I e la regina Louise-Marie trascorrono la "stagione" a Ostenda; la presenza della coppia reale dà un impulso allo sviluppo delle attrezzature turistiche della stazione.

Sarebbe tuttavia errato pensare che la nobiltà europea e i rappresentanti della gentry inglese si ritrovino soli, d'estate, in riva al mare, in compagnia di qualche artista o di qualche personaggio alla moda. I rari comportamenti più spontanei popolari o piccolo borghesi, che abbiamo descritto non sarebbero certo sufficienti per generare quella socievolezza sottilmente codificata che caratterizza la villeggiatura marina del tempo. Nel corso dei decenni tuttavia, l'urgenza delle prescrizioni mediche, il desiderio crescente di imitare i grandi il miglioramento dei mezzi di trasporto che facilitano l'organizzazione di gite nelle vicinanze dei grandi agglomerati urbani contribuiscono all’apprendimento e alla diffusione sociale di comportamenti che vengono allora diversamente reinterpretati. Le stazioni balneari presentano una variegata mobilità di offerte sul piano della qualità onde venire incontro al tipo di clientela e in varie località si verifica un cambiamento nel calendario dei soggiorni. L'accurata inchiesta pubblicata da Granville nel 1841, lo stesso anno in cui si inaugura la ferrovia di Brighton, permette di individuare la banalità delle mode. Dal 1754 la stagione alla moda ha subito vari mutamenti Inizialmente l'aristocrazia, la gentry, gli scrittori e gli artisti frequentavano Brighton nei mesi di giugno, luglio e agosto; tale calendario rimase immutato sino all’epoca della Reggenza; solamente coloro che, a scopi terapeutici preferivano bagnarsi nelle acque fredde vi soggiornavano in autunno. Successivamente, la vicinanza di Londra favorisce l'afflusso di nuove categorie sociali, il che induce numerosi aristocratici a rifugiarsi a Ramsgate, a Hastings o a recarsi sulle nuove spiagge del Devonshire. I fedeli preferiscono perciò risiedere a Brighton in settembre e in ottobre, dopo la partenza del volgo. L'estate resta così in balia dei commercianti londinesi; nel 1841, settembre è diventato il mese dei giuristi. A quel punto il pubblico "distinto" prende l'abitudine di villeggiare in novembre, in dicembre e in gennaio; il che rende più difficili i bagni di mare, tanto più che la moda delle acque fredde comincia a declinare.

All'inizio del regno di Vittoria, la spiaggia di Brighton, in estate, è spesso considerata - dalla stessa regina - un luogo affollato, gremito di commercianti. Già nel 1827 il principe Púckler-Muskau ritiene che la località sia soprattutto la residenza invernale del "mondo" londinese.

All'altro capo del paese, anche il calendario della stagione di Scarbourough, a dire di Granville, si è modificato. La località continua ad essere frequentata dai membri dell'aristocrazia terriera dell'East e del West-Ridings; ma costoro giungono ormai solamente quando son finite le grandi gite sulla spiaggia che raggiungono il culmine nel mese di agosto; allora, egli osserva, la grande massa dei villeggianti "di ignobile origine" cede il posto ai rappresentanti delle classi superiori.

Verso il 1840, in alcune stazioni balneari, la clientela rimane di tipo popolare per tutta la stagione. E’ per questo che la famiglia Tuggs, descritta da Dickens nel 1836, si rifiuta di andare a Gravesend e persino a Margate, che considera il ritrovo dei bottegai. Granville, da parte sua, ririene Tynemouth molto plebea; la vicinanza di Newcastle e la folla che frequenta la stazione scoraggiano ormai, secondo lui, dal gettarsi in acqua in mezzo a tanta povertà e a tanta bruttura. Molti abitanti dei grandi centri manifatturieri cercano di fuggire, d'estate, al calore della città. Quelli di Manchester, desiderosi, secondo Granville, di ripulire la propria pelle dalle scorie industriali e di fuggire il fumo delle fabbriche, si recano a Southport. La località diventa il ritrovo dei costruttori e dei ricchi artigiani, i quali vi possono tutt'al più soggiornare una o due settimane. La spiaggia comincia persino ad attirare il popolo lavoratore; una pubblicità chiassosa propone infatti agli operai di Manchester di trascorrere, a un modico prezzo, cinque ore a Southport.

A Blackpool più a nord, si incontrano manifattutieri del Lancashire e borghesi di Preston. Alla table d’hôtel del Nixon's Hotel nel 1840, il turista troverà il proprietario di una fonderia dei dintorni di Bradford o di Halifax in compagnia di un mercante in pensione proveniente da Liverpool. Nello stesso tempo le classi superiori di Preston disdegnano le magnifiche spiagge di Blackpool e preferiscono recarsi nelle stazioni più nobili del Sussex.

In seguito, sul continente, avvengono gli stessi tipi di avvicendamento; con la differenza che qui la regolamentazione, spesso più severa e più attenta ai divari sociali, protegge meglio, soprattutto in Germania, dalle angosce della promiscuità. Osserviamo, a questo proposito, che tutte le stazioni balneari settentrionali vigilano sulla separazione dei sessi e regolano severamente l'esibizione delle nudità: in questo esse si discostano dal modello basco, più disinvolto in materia, come abbiamo visto, in quanto ancora immune da intenti terapeutici e dalla frequentazione aristocratica.

Nel 1827, si noti, lo stabilimento di Swinemünde aveva accolto milleduecento bagnanti per la maggior parte aristocratici e alto-borghesi; un tale afflusso impone una severa separazione. La spiaggia, così come ci viene descritta l'anno successivo, è suddivisa in cinque zone. Quella centrale, larga cinquecento passi, deve restare vuota; ha la funzione di separare i due settori, riservato l'uno agli uomini e l'altro alle signore. Dall'età di quattro anni i maschietti non possono più restare in compagnia delle madri e si ritrovano affidati a un sorvegliante, sulla spiaggia degli uomini. Questa classica distribuzione secondo i sessi che si pratica in egual modo a Boulogne, a Granville o a Dieppe, viene qui raddoppiata da una frontiera sociale. Il settore riservato al sesso maschile è diviso in due zone. Nella prima scorrazzano i rappresentanti delle classi inferiori, sprovvisti sia di cabine attrezzate che di macchine da bagno. Il secondo settore di spiaggia è riservato ai ricchi; costoro dispongono di venti o trenta cabine attrezzate, di macchine da bagno e di una passerella di assi che evita ai loro piedi delicati la possibilità di ferirsi. La prima delle zone riservate alle signore dispone dello stesso tipo di attrezzatura, della quale sono private le donne delle classi inferiori confinate nell'ultimo settore.

E’ facile comprendere come tali regolamentazioni abbiano ben presto provocato la scomparsa di quei comportamenti spontanei anteriori allo sviluppo della villeggiatura, di quei divertimenti popolari che abbiamo ritrovato a Scheveningen o che i visitatori scoprono nel "bagno gratuito" di Ostenda oppure a Blanckenberghe. La popolazione di Rostock aveva un tempo l'abitudine di organizzare delle gite sulla spiaggia di Doberan, o vi si recava per acquistare il pesce e cuocerlo sulla spiaggia stessa. L'apertura dello stabilimento di bagni provoca l'affievolirsi di questa usanza, che nel 1823 è definitivamente scomparsa.

La massificazione della villeggiatura marina, compiuta o presentita, suscita, prima ancora del 1840, critiche, derisione, persino repulsione. In tal senso numerose opere letterarie e appunti personali illustrano l'ingigantirsi della diatriba e l'evolversi delle sue forme. Nel 1817 Jane Austen scrive Sanditon. Per la prima volta, nei limiti della mia conoscenza, la vita sociale che si svolge attorno ai bagni di mare diviene argomento centrale di un'opera narrativa. La causticità manifestata dall'autore non si esercita soltanto nei riguardi dei discorsi e delle conversazioni banali sull'aspetto pittoresco del mare; essa è rivolta anche contro l'incultura, l'assenza di moralità, la stupidità di coloro che hanno deciso di villeggiare a Sanditon; si appunta contro quest'arte borghese del riposo, nata dal desiderio di imitare i grandi e dalla diffusione della nuova sensibilità cenestesica.

Sanditon costituisce l'immagine stessa della località beffarda; una sorta di anti-Brighton, fondata da un cacciatore di inquilini, Mr. Parker, un miserabile profittatore della ossessione per la salute. Alcuni alloggi, battezzati in gran fretta Prospect House o Cottage Bellevue, e soprattutto una modesta Esplanade, fornita di due panche, sulla quale si pavoneggiano gli eroi del romanzo, forniscono lo scenario di avvenimenti ridicoli. La spiaggia compare qui soltanto sullo sfondo. Il piccolo borghese esilarante, il bellimbusto cacciatore di dote, una sorta di Lovelace in sedicesimo, la parvenue immorale, la ricca ereditiera venuta dalle Antille per smarrirsi a Sanditon, il ragazzone pigro che non cessa di abbuffarsi scorrono sotto gli occhi di una giovane e lucida spettatrice, un’orfana della borghesia del Sussex, povera ma avida. Nel romanzo, peraltro incompiuto, nulla evoca la presenza di un pubblico veramente popolare.

Le critiche mosse a Brighton da William Cobbett nel 1822 e da John Constable nel 1824 sono di tono leggermente diverso, e si accostano a quelle espresse in precedenza da Torrington. Il pittore esprime l'insofferenza originata dal contrasto che si stabilisce tra la magnificenza della visione del mare e il tumulto di una Piccadilly Marina, tra gli splendori della natura e il carattere artificiale del rituale della Marine Parade o del molo dei dandies.

Di tutt'altro tono ancora il racconto scritto da Dickens nel 1836: La famiglia Tuggs a Ramsgate. Questa volta, così come in Francia con Henri Monnier e Labiche, ci troviamo davanti alla derisione allo stato puro. Il protagonista, un droghiere entrato in possesso di una ricca eredità, si propone di essere alla moda. A questo scopo decide di andare in villeggiatura a Ramsgate assieme alla moglie, al figlio e alla figlia, il che ci offre una pittoresca descrizione della spiaggia: "Le signore erano intente a lavori d'ago, facevano catene per orologi, lavoravano a maglia o leggevano romanzi. I bambini, con le loro palette di legno, scavavano nella sabbia buche che si riempivano d'acqua. Le bambinaie, stringendo i loro bimbi tra le braccia, inseguivano le onde, poi scappavano, le onde le rincorrevano; e di tanto in tanto una barca a vela, carica di passeggeri allegri e ciarlieri, salpava verso il largo, oppure tornava a riva riconducendo gente silenziosa e che mostrava evidenti segni di sofferenza". I nostri eroi, in scarpe gialle, sono seduti su sedie di giunco. Il padre osserva di sottecchi i giovani che, con i loro asciugamani, entrano nelle macchine da bagno pronte ad affrontare le onde.

I Tuggs mangiano gamberetti, poi "contemplano i granchi, le alghe e le anguille". Si ritrovano, la sera, in un casinò gremito, in compagnia di avventurieri, di zerbinotti e di matrone che si dedicano alla caccia al marito per giovani fanciulle. Durante sei settimane le giomate scorrono monotone. "Di mattina, la spiaggia; a mezzogiorno, gli asini il pomeriggio, il molo; la sera, il Casinò; e dovunque le stesse facce". L'azione si riduce a un ridicolo flirt che sfoda nel ricatto dell'adultero.

Con il racconto di Dickens si conclude la nostra analisi. La Ramsgate dei Tuggs conferma la diffusione di una consuetudine saldamente radicata, da Swinemünde a Saint-Sébastien, prima ancora dell'avvento al trono di Vittoria. Nel 1841 la ferrovia riversa le folle a Brighton. La località prende definitivamente il sopravvento su Bath, la sua rivale di un tempo, ma il senso della funzione di maestro di cerimonie si è perduto: è nata la spiaggia modema, della quale abbiamo tentato di abbozzare la genealogia.

Tratto da Le territoire du vide. L'Occident et le désir du rivage. 1750-1840, Paris, Aubier, 1988. Traduzione di Nicoletta Polo.

mpo, ma il senso della funzione di maestro di cerimonie si è perduto: è nata la spiaggia modema, della quale abbiamo tentato di abbozzare la genealogia.

Tratto da Le territoire du vide. L'Occident et le désir du rivage. 1750-1840, Paris, Aubier, 1988. Traduzione di Nicoletta Polo.