L'ARCHITETTURA DEL LIDO BALNEARE
da Evelina Bette e Mauro Trani, Architettura della città di cura balneare ottocentesca, Grado, 1989, catalogo della mostra

La città di cura nell’esperienza europea ottocentesca.

La nascita e lo sviluppo delle città di cura in Europa si possono definire all’interno di una matrice culturale del Settecento, che si evolve poi nelle forme e nelle soluzioni urbanistico-architettoniche dei completamenti ottocenteschi.

La stazione climatica di cura identifica dunque il suo punto di riferimento nelle prime idee settecentesche sul concetto di natura che, specialmente in Inghilterra, influenzano le nuove concezioni urbane del pittoresco e del giardino inglese; esse si manifestano nell’evoluzione del gusto e del pensiero con una nuova visione del mondo naturale, traendo le loro matrici dall’ideologia panteistica illuminista e dalle influenze orientali, ridimensionando il rapporto uomo-natura e pervenendo ad una nuova concezione del mondo sensibile. La natura acquista dunque un nuovo significato etico-religioso e si pone alla base di studi e ricerche.

La collaborazione tra tecnici e scienziati, che già nel XVII secolo aveva portato ad un intreccio delle conoscenze tra l’elaborazione teorica e l’osservazione dei fatti, diviene nel settecento strumento del sapere, sul quale la fantasia creativa dello studioso pone le basi per nuove teorie e sperimentazioni dei caratteri fisici della natura. Le ricerche sulla climatologia, che vengono effettuate in questi anni, ripropongono i benefici del termalismo come risultato dei processi sensitivi che riguardano la cura del corpo e dell’intelletto, in antitesi alla concezione materiale della struttura umana divisa tra processi meccanici fisiologici del corpo e idee razionali dell’anima.

La filosofia della cura pone le sue basi sul significato letterario di rigenerazione del corpo e di mitologia della malattia, che assume una valenza conoscitiva, come dice Thoman Mann "... certe conquiste dell’anima e della conoscenza non sono possibili senza malattia".

Su questi concetti romantici di rigenerazione del corpo e dello spirito, inseriti in una nascente sperimentazione scientifica sugli usi terapeutici degli elementi naturali, si fonda il successo e l’inequivocabile fascino dei centri balneari dell’epoca (Marienbad, Bath, ecc.).

La stazione di cura diviene, nel pensiero filosofico corrente, il monumento che contiene e testimonia la forma rituale della cura stessa e dunque conserva e celebra il mito letterario della malattia.

Il termalismo quindi ripropone l’ideale romantico della natura come mezzo per la purificazione del corpo e dello spirito in un periodo che, in contrapposizione, è dominato dall’ideologia del potere fondato sul libero scambio commerciale.

L’innovazione del periodo nei procedimenti curativi è costituita dalla scoperta dei benefici influssi del clima marino, che alcuni medici inglesi propongono alla metà del secolo XVIII, mediante "bagnature" di acqua marina che, per la loro composizione chimica contenente bromo e iodio, oltre ai benefici crenoterapici, risultano particolarmente efficaci per le malattie polmonari e cardiocircolatorie, molto diffuse nel secolo. La talassoterapia, l’idrologia e la climatologia divengono in questo secolo i nuovi strumenti per la cura del "mal sottile" e delle malattie nervose, particolarmente frequenti nelle classi aristocratiche europee.

Se dunque la matrice ideologica della città balneare è sicuramente di stampo settecentesco, lo sviluppo e la sua struttura morfologica e architettonica si riallacciano all’impostazione della città dell’ottocento. La cultura del viale, del boulevard o della passeggiata, trova riscontro nell’unione fra le terme e la città storica; i modelli del settecento si ricompongono nei completamenti ottocenteschi sui vecchi bastioni, dopo l’abbattimento delle mura e nella realizzazione di promenades sul percorso esterno della città o sulle nuove costruzioni delle dighe a mare.

La struttura urbana si delinea intorno alla classifica "promenade des invalides" e agli spazi verdi; individuando le proprietà ricettive della residenza balneare, che trasformano le caratteristiche del quadrillage, della città radiocentrica o del crescent in alcune reinterpretazioni di valenza paesaggistica, di cui sono elementi ordinatori le architetture emblematiche della città di cura.

Dai primi centri balneari, inglesi per cultura e posizione geografica, l’uso della villeggiatura a scopo di cura si sviluppa anche in Francia, in Italia e sulla costa austro-illirica. Sono proprio i regnanti che promuovono le nuove iniziative climatiche, facendo visita alle nascenti stazioni balneari e pubblicizzandole come località alla moda per le classi aristocratiche e per i nuovi viaggiatori borghesi in cerca di luoghi ameni, dove scoprire i benefici del passeggio e delle terapie idrologiche e marine.

E se Scarborough, piccolo centro di pescatori sulle coste dello Yorkshire, sviluppa le sue risorse naturali conosciute dal 1620, costruendo già nel 1700 la prima Spa House, è Brighton che, alla fine del 1750, diviene il maggior centro termale sotto il patrocinio di Giorgio IV, assurgendo a sede estiva della corte imperiale. Il Pavillion infatti, restaurato nel 1818 da John Nash secondo il nuovo gusto esotico per diventare la sede estiva del Principe Reggente, diviene un prototipo per le costruzioni marine del secolo e il simbolo su cui si basa la fortuna di Brighton come centro alla moda.

Sulla costa francese della Manica lo sviluppo delle cure marine viene osteggiato a lungo per motivi nazionalistici, in quanto il fenomeno della cura è considerato come tipicamente inglese e i francesi preferiscono le cure termali a Vichy o a Bareges. E’ un gruppo di medici inglesi ad aprire il primo stabilimento per le cure marine sulla costa francese, a Dieppe, e sono gli stessi viaggiatori inglesi ad avviare le nuove attrezzature, seguite poi da iniziative francesi. I viaggiatori inglesi divengono dunque in questo periodo il "trait d’union" per lo sviluppo delle cure marine lungo le coste mediterranee. Il clima, mite e temperato anche durante il periodo invernale, favorisce la nascita e lo sviluppo della "cura dell’aria" lungo le coste attigue ai vecchi nuclei fortificati della costa francese ed italiana.

La cultura delle bagnature arriva in Italia già nel 1700 per contatti con l’esperienza francese, ma otterrà il suo riconoscimento scientifico ufficiale nel secolo successivo, con l’opera promossa dagli ospizi marini.

Il primo centro italiano in cui si pubblicízzano le cure balneari marine è Livorno e i primi stabilimenti per la cura sono composti da stanzette poste lungo il mare, nelle quali sono collocate delle tinozze, che riempite d’acqua marina, offrono un bagno freddo o riscaldato. A Livorno vengono realizzati anche stabilimenti galleggianti, che stazionano nelle acque della darsena del porto, difesi dalle mareggiate, creando l’opportunità di un bagno più igenico di quello lungo la costa.

Parallelamente anche a Viareggio, seguendo il manuale dei bagni di mare del dottor Giannelli, vengono realizzati i primi stabilimenti balneari, che forniscono il prototipo esemplare della cura all’aria aperta e delle bagnature.

Gli stabilimenti per le cure marine sono dunque le nuove attrezzature che determinano il lancio delle stazioni italiane di questo periodo.

La città balneare in Europa si costituisce dunque riprendendo i concetti urbani delle città capitali dell’ottocento e sostituendo i fatti urbani monumentali con gli elementi emblematici della cura: le nuove architetture del kursaal, dello stabilimento bagni e della promenade, che diventano anch’essi degli autentici fatti urbani, organizzatori della struttura morfologica della città balneare. All’interno di questi monumenti si svolge la vita sociale dei villeggianti e si coltiva il mito letterario della cura e della malattia.

Una definizione precisa dei caratteri urbani e dell’architettura dei centri di cura e un’analisi dei fenomeni di crescita della città individuano gli elementi fondativi, che danno luogo alla costituzione del nuovo organismo termale.

 

Il lido e la città di fondazione.

La caratteristica quasi spontanea di organizzazione dei processi urbani di espansione legati alla cura delle acque marine identifica dei precisi mutamenti connessi con la prima fase di definizione del nucleo termale litoraneo e successivamente mette in risalto una fase posteriore, che si esplica nello sfruttamento semintensivo del territorio agricolo circostante. A questi due momenti si possono associare due processi di urbanizzazione individuati nel "Lido" e nella "Città di fondazione". Il "Lido" si definisce come occasione spontanea, in cui le attrezzature termali e ricreative delle cure marine danno luogo ad una struttura morfologica di espansione della parte storica, mentre la "Città di fondazione" appartiene al movimento seguente, che propone uno sfruttamento urbanistico del luogo della cura legato al nuovo ruolo della città per vacanze. Possiamo ritrovare un filo di connessione culturale tra le due fasi di sviluppo, messo in risalto dalla comune volontà di definire un’architettura della città attraverso propri elementi costitutivi; per questa ragione esperienze inglesi o nord-europee vengono importate ed in parte modificate anche sulla costa mediterranea, confermando un segno di continuità nei caratteri della nuova architettura marina. Il fenomeno urbano del "Lido" si definisce in un primo nucleo di crescita del nuovo sistema morfologico, che si evidenzia a partire dalle occasioni di espansione, che la città ottocentesca offre al nascente termalismo urbano: il processo di espansione e di formazione del "Lido" si organizza in una struttura di completamento di tipo ottocentesco, che fa riferimento all’abbattimento delle mura della città storica, alla costruzione della "invalid promenade" e successivamente alla gemmazione di attrezzature termali e ricreative, come continuità tra città storica e città termale.

L’apertura verso un nuovo territorio, che si definisce nell’espansione della città dopo la demolizione delle mura, rappresenta un fenomeno che si può osservare in molte realtà urbane dell’ottocento, come nel caso più significativo delle città capitali (Parigi, Londra, Vienna). Nelle località marine, interessate da occasioni termali, il riuso del territorio lasciato libero dall’abbattimento delle mura determina la costruzione di nuove infrastrutture, quali le dighe a mare in sostituzione dei vecchi bastioni, creando i presupposti per la nascita del nuovo "Lido".

Il caso di Brighton è in questo senso emblematico: dopo l’abbattimento settecentesco delle mura del vecchio nucleo di Brighthelston, lo sviluppo periferico delle aree interessate da sorgenti minerali individua ad est il parco e la spianata dello Steyne, e gli stabilimenti per le cure marine ad ovest, come luoghi specifici del nuovo confine che delimita il "territorio della cura", rispetto al quale la futura periferia residenziale misurerà le nuove possibilità di espansione.

Anche per la località climatica di Ostenda, sulla costa belga della Manica, l’avvio della stazione termale è legato alla demolizione delle mura ed al successivo piano di sistemazione residenziale del lungomare. In questo caso il difficile avvio della nuova citta è legato al parere negativo del Dipartimento della Guerra e dei Lavori Pubblici belgi nei confronti di un’eventuale edificazione lungo la diga a mare, per il pericolo di violente mareggiate e per motivi di difesa militare. In questo caso solo dopo il 1865 il Governo dispensa la città fortificata dalla funzione militare e difensiva e inizio al nuovo piano di espansione della città.

A Nizza, capoluogo sabaudo e poi francese sulla Costa Azzurra, lo smantellamento delle mura, ordinato da Re Luigi XIV, dopo la caduta della città sotto il governo francese, nel 1706, determina la nuova edificazione di alcune aree periferiche, dalle quali inizia la successiva crescita lungo il mare del "Lido" balneare.

Il carattere di "città libera", che si esplica nella nuova possibilità di crescita progressiva verso la campagna, è determinante nella configurazione dei limiti progettuali di un primo territorio di cura e nel suo prevedibile sviluppo.

L’esempio del lido come nucleo di fondazione balneare si identifica nel superamento dell’idea della città di mare come sistema fortificato, creando nelle nuove attrezzature mediche i primi poli dello sviluppo residenziale.

Ne è un esempio il primo piano di ampliamento della città di Ostenda, (L. Crepin 1866-67) che individua i principi sul quali si sviluppa il processo di crescita della città. Il progetto, che prevede l’abbattimento delle mura, propone, oltre al prolungamento e al completamento della città storica, anche la costruzione di una nuova diga a mare, che Crepin definisce come la "passeggiata a mare" della nuova città. Nel caso di Ostenda la diga viene eretta nel 1868, con larghezza di coronamento fissata in 30 metri comprendenti, oltre alla sede stradale, una eguale larghezza assegnata alla passeggiata a mare, che collega così i vecchi bastioni della città storica alla residenza del Palazzo Reale, realizzata in prossimità del litorale. Al progetto della nuova promenade viene contemporaneamente proposta anche la costruzione del nuovo Kursaal, luogo della vita balneare ed elemento di grande importanza per la successiva urbanizzazione della costa.

Il caso di Nizza invece, si propone come intervento privato per soddisfare esigenze di pubblico decoro. La progressiva urbanizzazione delle aree costiere dopo il 1750, lungo la Strada di Francia nel quartiere litoraneo del Croix de Marbe rende necessaria la costruzione di una diga, che viene edificata tra il 1822 e il 1824 per iniziativa del reverendo inglese Lewis Way, attraverso la raccolta di fondi della comunità. Sull’argine, che ha una lunghezza di parecchie centinaia di metri, si completa il Camin des Angles, prima struttura litoranea di difesa e promenade del nucleo balneare. Questa prima passeggiata a mare viene prolungata ed allargata sugli sviluppi del Piano Regolatore del 1832, che completa la parte antica con le opere di copertura del torrente Paglione, unica cesura tra la città storica e la nuova città.

Con la definizione della promenade la città di cura assume una struttura morfologica definita. Sul nuovo asse si compongono gerarchicamente le attrezzature per il divertimento e la cura. La serie degli elementi è quasi sempre racchiusa nel sistema - kursaal - stabilimento bagni - pier o jetée promenade - ed in questa successione i sistemi a verde o gli inserimenti degli hotels, dei crescents residenziali o delle ville completano l’architettura del fronte mare. La città si allunga su quest’asse ed in certi casi presenta i caratteri di una progressiva urbanizzazione lineare, come negli esempi di Trouville o di Cannes, mentre nelle opportunità più complesse, e ordinate da un progetto, la prima definizione del fronte mare si sviluppa in seguito a piani regolatori o piani di lottizzazione come a Nizza e a Ostenda.

Il carattere del "Lido", espresso nella prima fase di espansione della città, viene ridefinito negli esempi delle "Città di fondazione" per vacanze, in cui le caratteristiche eccezionali degli elementi architettonici significativi si inseriscono in un’organizzazione razionale del suolo o nel carattere romantico e paesaggistico della città giardino.

La struttura morfologica della "Città balneare di fondazione" si sviluppa su alcuni fatti urbani polarizzanti: Kursaal, Grand Hotel, Stabilimento bagni, all’interno di un tracciato residenziale sostanzialmente regolare, ma con possibilità di continua espansione sul territorio. I piani predispongono dei modelli di piccola o media grandezza in cui i caratteri dimensionali vengono bene equilibrati dal peso dei fatti urbani espressi dalle architetture della stazione climatica. I casi di Deauville e di Caubourg sulla costa della Manica o di Genova-Lido di Albaro sulla costa italiana, ripropongono modelli della pratica urbanistica ottocentesca (quadrillage, città radiocentrica, città giardino) analoghi a molti altri esempi della costa nord europea, dove il modello di città viene talvolta ad integrarsi in un’ipotesi di sequenza alternativa delle varie esperienze di tipo paesaggistico.

L’esempio di Deauville individua una precisa progettazione di tipo semintensivo, ma con alcune particolarità nell’impianto. La città, sorta su terreni paludosi alla foce del fiume Toques, viene fondata nel 1859 per interessamento di un medico e di un finanziere e sotto il patronato del duca di Morny. Il piano (arch. Breny 1860) è composto da una scacchiera regolare inscritta in un triangolo, limitato da precisi confini orografici; le colline a sud, il mare a nord, la riviera del fiume Toques ad est. La regolarità dell’impianto viene interrotta solamente da due vie, che si incrociano in diagonale, formando in questo punto la Piazza Morny, mentre ad est si viene a sovrapporre una rete concentrica di strade. La città, che si estende su un’area trapezoidale, trova il suo carattere di particolarità nell’asse diagonale delle Rue de Casinò, che collega funzionalmente la stazione ferroviaria, posta a nord ovest lungo la riva della Toques, alla spiaggia del Casinò, entrambi elementi centrali della nascente stazione climatica. La Piazza Morny, che si trova lungo la Rue du Casinò, organizza la vita pubblica della città con il municipio ed il mercato e diventa il punto centrale da cui si diramano gli assi radiocentrici, che distribuiscono le zone residenziali circostanti. Alle spalle della città si colloca l’ippodromo, voluto dal Duca di Morny su modello del precedente impianto parigino di Longschamps, collegato al Casinò mediante un asse stradale attrezzato da edifici porticati, che propongono una specie di passeggiata urbana.

A differenza di Deauville il caso di Cabourg, presenta un impianto urbano più chiaro e leggibile; la città, fondata sulla costa della Manica poco distante da Deauville, acquista il favore della moda nell’agosto del 1855 grazie all’avvocato parigino Durand Morinbeau, il quale assegna il progetto del piano all’architetto P. Létoux. Il risultato del progetto è una raggiera a ventaglio, che si apre a partire da un punto focale posto nei pressi della diga a mare, in cui il piano prevede la localizzazione di un’architettura polarizzante - il Casinò - realizzato in seguito da Claude Duval. Il progetto, curioso nella sua teatralità quasi barocca, evidenzia, nella centralità della "Casa da gioco", una contrapposizione alla tradizione della cura, espressa dalla precedente esperienza del "Lido". I successivi progetti, realizzati per attrezzare la stazione climatica di Cabourg con edifici ricettivi di maggiore importanza, sono legati alla definitiva conferma della città per vacanze come una nuova realtà, e a questo scopo si realizzeranno nel 1861 l’Hotel de la Plage ed il nuovo Casinò di Isonard nel 1867, poi ampliato nel 1880.

L’uso dell’impianto radiocentrico per "Città di fondazione" balneare non si incontra solo in un caso isolato, ma si può osservare anche in un altro centro balneare sulla costa Atlantica, quale Stella Plage. Anche in questo caso il ventaglio di quasi 2000 metri di strade a raggiera trova nel centro l’edificio del Casinò, analogamente all’esperienza di Cabourg.

L’ultimo esempio proposto riguarda il piano, lungamente discusso e poi realizzato, di Genova - Lido di Albaro che, legato ai requisiti paesaggistici della città giardino, presenta la particolare caratteristica di proporre la costruzione del fido come occasione di espansione urbana, in una città di media dimensione, come è il caso di Genova.

Le "Città di fondazione" balneari legate al modello della città giardino, proprio di alcune esperienze anglosassoni (Bournemouth), assumono talvolta la particolarità di accostare strutture paesistiche ad impianti a scacchiera o comunque modulari. L’esperienza di Paris Plage o Arcachòn sono emblematiche, poiché riescono a collegare il rigido piano ortogonale alle caratteristiche naturali offerte dalle aree collinari retrostanti, secondo i principi di una "amenity" riscoperta nella nuova vacanza balneare.

Il progetto per Genova - Lido di Albaro si inserisce in questa cultura suburbana della stazione balneare paesaggistica, tipo città giardino. Il piano, redatto nel 1906 dall’architetto Dario Carbone, comprende l’area, che dalla foce del fiume Bisagno, nella zona, orientale della città, arriva fino al sobborgo di Sturla. Il progetto della promenade sulla diga a mare ripercorre i caratteri fondativi della costruzione del lido francese, mentre il successivo piano, proposto da Carbone per iniziativa della società AEDES nel 1912, dà continuità al precedente, sebbene riduttivo di molti dei propositi del primo progetto, del 1906. Il Piano Regolatore di Albaro prevede una nuova area di espansione, strutturata da tre assi di viabilità principale, su cui si innervano i tortuosi vialetti di distribuzione perpendicolari al fronte mare; il primo asse è determinato dal lungomare, che definisce la vera promenade marina. La strada centrale costituisce l’asse principale del progetto, rendendo accessibili le aree urbanizzate sia a monte che a mare, con l’apertura di piazze circolari ed ellittiche a giardino, che caratterizzano l’immagine della nuova città e collegano il lungomare con il limite della linea ferroviaria soprastante. Il terzo asse si delinea come una strada di completamento a monte dell’abitato ed una connessione con il nuovo ospedale di S. Fruttuoso. Il progetto, che fa propri tutti i presupposti di un piano di espansione paesaggistico, dimostra, nell’impostazione teorica, il suo carattere eccezionale, ma risulta non completamente fedele nella realizzazione della promenade. Il piano per il Lido di Albaro si definisce dunque come una delle ultime esperienze di tradizione ottocentesca, dove gli elementi della memoria progettuale sono riferibili a quei modelli europei, che hanno determinato una precisa cultura di costruzione della città balneare.

Evelina Bette e Mauro Trani

dunque come una delle ultime esperienze di tradizione ottocentesca, dove gli elementi della memoria progettuale sono riferibili a quei modelli europei, che hanno determinato una precisa cultura di costruzione della città balneare.

Evelina Bette e Mauro Trani