Da F. Farina, La Riviera di Rimini 1790 - 1993, Centocinquant'anni di vita balneare, Rimini 1993.
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L'11 settembre 1817 Luigi Bonaparte, Re d'Olanda in pensione, marito di
quell' Ortensia che pochi anni prima aveva benedetto i bagni di Dieppe e padre del futuro
secondo imperatore dei francesi, si ferma a Rimini "per fare i bagni di mare".
Luigi era giunto l'11 settembre ed era sceso all'albergo della Posta e, tra un bagno e
l'altro, va a "vedere la Repubblica di San Marino" che suo fratello maggiore
aveva certificato come libera ed indipendente qualche anno prima. Il 16 settembre,
comunque, il buon marito abbandonato di Ortensia, ex titolare di una corona soppressa,
riparte per Bologna. Praticamente poco più di un week end al mare.
Non é dato sapere se i bagni sulla spiaggia riminese avessero soddisfatto l'ex Re Luigi e
non é dato sapere se i Bonaparte superstiti al declino del grande Napoleone si parlassero
in famiglia dei loro piaceri balneari. Fatto sta, che attorno agli anni Venti
dell'Ottocento un altro fratello di Napoleone, Luciano, prende a frequentare sempre più
assiduamente Rimini e la costa: vi passa il 26 febbraio 1822, poi il 10 settembre ed il 6
ottobre dello stesso anno, andando e tornando da Roma. Ed il 10 maggio 1823 é ancora a
Rimini e vi soggiorna: pare cerchi una villa sulle colline in cui passare le vacanze. Ecco
forse l'occasione sperata. Luciano guarda, gira, chiede i prezzi, contatta e contratta. Ma
non conclude. eriparte da Rimini il 20 maggio senza un nulla di fatto.
Luciano era veramente un grosso personaggio: deputato della repubblica francese, a
ventiquattro anni é già a capo dell'assemblea legislativa, nel 1800 é ministro
dell'interno, e solo un eccessivo interesse privato nelle cose pubbliche gli impedisce di
intestarsi qualche corona. Stabilitosi a Roma nel 1804, fu nominato nel 1814 da Pio VII
Principe di Canino, una località vicino a Viterbo.
Il mancato "affaire" della residenza per la villeggiatura non dissuadono Luciano
dal continuare a frequentare la costa romagnola e così il 30 agosto 1823 la cronaca
riminese registra un ulteriore importante appuntamento con la storia: "Luciano
Bonaparte colla sua famiglia era qui venuto in questi giorni per fare i Bagni di Mare e si
era provvisoriamente fermato alla Posta ricercando una sistemazione in appartamento più
conveniente", annota il cronista Giangi.Insomma, Luciano ed i suoi ritornano per fare
i Bagni e si vogliono sistemare. Pur mancando il dettaglio sui presenti, il suo seguito
doveva essere decisamente numeroso. Doveva esserci la moglie Alexandrine de Blechamps e
con lei lo stuolo di figli: Carlotta, di ventisette anni, Cristina Egizia di venticinque,
Letizia, diciannove, Giovanna, di diciassette, Paolo Maria, di quattordici, Luigi Luciano,
Pietro Napoleone, Antonio e Maria, rispettivamente di dieci, otto, sette e cinque anni e
la piccolissima Costanza, di pochi mesi; e poteva essere con loro anche il primogenito, il
ventenne Carlo Luciano, insieme alla sua fidanzata Zenaide, figlia dello zio Giuseppe già
Re di Sicilia e di Spagna. E, naturalmente, dame, damigelle e servitù di circostanza,
così come si conveniva ad un Principe.
Ma ecco il fattaccio:
"Portandosi qualche donna di sua aderenza o parentela al Bagno nei soliti Casotti,
trovavasi poco distanti in mezzo al mare per lo stesso effetto tre Giovanetti di poca
età, due nobili ed un Cittadino, i quali indecentemente si avvicinarono al Casotto per
osservare dalle larghe fenditure delle tavole chi vi era dentro a Bagnarsi".
Fino a questo punto nulla di drammatico . Anzi, s'andava fissando una pietra miliare della
letteratura balneo/gaudente: una gioiosa esuberanza giovanile che infrange un'intimità
femminile che forse altro non aspetta che di essere violata. Ma il Marchesino Giovan
Battista Carradori, il Conticino Lodovico Lettimi ed il Cittadino Francesco Leonardi,
questi erano i birichini, "ambi tre di circa 20 a 23 anni", non si limitarono a
sbirciare, ridacchiando, dalle complici fenditure del Capanno, ma si misero anche a far
"sfacciata pompa delle loro nudità" e, "trovandosi fuori persone al
servizio di Luciano, modestamente li avvertì di non avvicinarsi al casotto, e questi
riposero che essendo luogo pubblico volevano andare ovunque con aggiungervi altre sillabe
o proposizioni sfacciate": troppo anche per scanzonati giovanotti alla ricerca di
avventure!
Se non ci fossero state le persone di servizio, probabilmente l'esuberanza di Giovan
Battista, Lodovico e Francesco sarebbe stata raccolta dalle dame e damigelle bonapartesche
anche con divertita compiacenza, come spesso accade. Erano in fondo donne di mondo, delle
francesi! Tanté vero che, fino alla sera, nulla accadde. Ma, "dopo cena, fu riferito
dal famiglio questa circostanza" - l'immancabile servitore troppo zelante - "e
Luciano ordinò tosto i cavalli per ripartire subito la mattina seguente". Se oggetto
delle attenzione dei due giovani titolati rampolli e del loro amico borghese fossero state
delle semplici popolane tutto sarebbe filato liscio, o almeno, enza sensibili conseguenze.
Ma profanare l'intimità delle donne al seguito di un Principe! Non si trattava più di
infrangere delle semplici intimità femminili, non si trattava di un semplice e
condivisibile oltraggio al pudore: ma di lesa maestà.
Luciano, indignato, partì per Cattolica per terminare il ciclo di bagni marini e solo
allora i riminesi cominciarono a capire che cosa poteva significare quell'affronto che,
sommato ai precedenti trattamenti sussiegosi, avevano allontanato dalla città le simpatie
del Principe di Canino.
Un'occasione mancata per la costa romagnola. Del resto, ancora a quei tempi, così come
per molti decenni ancora, i suoi abitanti sembravano proprio meritarsi quella fama di
uomini scostanti e scorbutici, rissosi ed irrispettosi, che li accompagnerà fino alla
definitiva conversione turistica dei tempi moderni.