I bagni del Duce
I piaceri balneari di Benito Mussolini e famiglia

Quella dei bagni di mare era per Mussolini una passione antica.
Nel 1914, trentunenne, già con un passato certificato di agitatore, direttore dell'"Avanti" con una carriera politica definitivamente avviata al successo, il compagno Benito da Predappio era ai bagni sulla spiaggia di Cattolica. Neppure a pochi giorni dalla mitica "settimana rossa" e con un'Italia tutta sconquassata da scioperi generali, tumulti e barricate, che spesso era proprio lui a guidare, Mussolini sembrava poter rinunciare ai suoi impegni per dedicarsi alle vacanze e ai bagni.
Cattolica e Romagna, bagni di mare a prezzo modico con tutte le comodità: una spiaggia ideale per rivoluzionari in carriera.
Neppure gli storici avvenimenti che seguirono quell'insanguinato 28 giugno 1914, terranno Mussolini lontano dalle spiagge e dal mare. Aveva tentato dapprima esprimenti balneari a Levanto e a Senigallia, ma le vacanze extraromagnole erano state solo momentanei diversivi destinati a rendere ancor più atteso e desiderato il suo ritorno in patria, nella sua Romagna.
"Assurto ai supremi fastigi del potere" e divenuto uomo d'ordine, anzi l'uomo dell'ordine, l'identificazione con la terra natia diventa un passo obbligato nella costruzione della sua estetica e del suo mito.
Grazie a lui la Romagna, un tempo ribelle ed indomabile, era divenuta agli occhi del mondo "l'operosa terra fascistissima", "ardente, e fedele, animosa di combattere e vincere. Ed è in Romagna che egli tornerà immancabilmente, insieme alla famiglia, a ritemprarsi dalle "fatiche sovrumane della sua missione". Se il genuino sapore agreste di Villa Carpena e, successivamente, della Rocca delle Caminate donatagli dagli abitanti della provincia di Forlì, ben si adattavano al fervore di arzdora di Rachele, ai riposi di Mussolini meglio s’addicevano,  più che la quiete della campagna, il sole e il mare. "Quando sono proprio stanco e mi voglio riposare...allora vado al mare", confesserà nel 1932 a Emilio Ludvig.

Dapprima, nel 1925, la spiaggia prescelta ad accogliere i bagni dell'”ambita famiglia” è Cattolica, quello stesso paese che aveva ospitato Benito trasandato e rivoluzionario.
Poi, per Mussolini alla guida del governo e del partito, e ormai unico padrone dei destini della nazione, la scelta di Riccione si impose quasi come atto dovuto.
La "perla verde" dell'Adriatico non solo era una "plaga ridente" ma una "terra d'eroi, fascistissima fin dalla nascita". Il paese era sempre stato considerato da Rimini, il capoluogo, nulla di più che una piccola borgata, anche quando sul litorale erano comparsi ville e villini, alberghi e pensioni e la piccola Riccione si era trasformata, "quasi per incanto", in una moderna e attrezzata località balneare...